Mürée — I nostri genitori e i primi ricordi

Una memoria nasce dal desiderio di non lasciare andare le persone, i luoghi e le sensazioni che hanno costruito una vita. Enrico e Diego Gianola ripercorrono qui i ricordi della loro famiglia, a partire dai genitori Ester e Giovanni Battista e dagli anni dell'infanzia.

Testimonianza di Enrico e Diego Gianola - Natale 2025

Ci sono molte ragioni per cui noi anziani proviamo un forte desiderio di mettere in scritto i nostri ricordi. Vogliamo lasciare una specie di eredità per le generazioni future. Scrivere i ricordi aiuta a preservare i dettagli di eventi importanti, nomi di persone care, luoghi e sensazioni che altrimenti potrebbero svanire. Approfittiamo della nostra memoria ancora viva per trasmettere queste nostre esperienze anticipando un eventuale declino cognitivo.

 “Prima o poi l’oceano del tempo ci restituisce i ricordi che vi seppelliamo”. (C.R. Zafon)

Ester Berera 1908 - Giovanni Battista Gianola 1906

La famiglia Gianola a Como

Como, via Milano 123

Nostro padre Giovanni Battista, coadiuvato da suo fratello Fausto aveva un negozio di ferramenta, casalinghi e affilatura lame. C’erano solo due negozi in Como attrezzati per l’affilatura e quindi la concorrenza non esisteva anzi vi era molta collaborazione. (Nelle prossime due foto zio Fausto e papà Tita inviano saluti da Venezia, dove erano per imparare il mestiere di fabbro). La Coltelleria Gianola si era anche specializzata nell’affilatura di grosse lame per cartiere. Un carico di lavoro era al lunedì, giornata di chiusura delle macellerie e quindi in negozio arrivavano coltelli e mannaie che dovevano essere affilati per il giorno seguente. Sovente il pagamento avveniva col baratto: pollame e carne in cambio dell’affilatura. Una buona soluzione per i tredici componenti delle famiglie Gianola (otto Giovanni Battista e cinque Fausto).

Zio Fausto e Papà Tita

Saluti da Venezia dove zio Fausto e papà Tita erano per imparare il mestiere di fabbro


La nostra abitazione era al primo piano sopra il negozio. Solo due agevoli rampe di scale separavano la casa dal posto di lavoro e quindi potremmo parlare di un antesignano “smart working”. Non ricordo di aver sentito lamentele per ingorghi di traffico o di code in tangenziale né tantomeno mia madre preoccuparsi di ritardi per il rientro dal lavoro.


La Rina davanti, il Tita più dietro